martedì 29 settembre 2009

Giona e il grosso pesce: punizione o salvezza?

Ultimamente ho meditato intorno al libro di Giona. L'ho letto tante volte, ma una cosa è leggere la Bibbia distrattamente, quasi fosse un libro come un altro, altra cosa invece è farlo in modo approfondito. Una lettura più attenta rivelerà dettagli maggiori, prima passati inosservati; e probabilmente, non si finisce mai di scavare e di far uscire qualcosa da un testo biblico.

Leggendo il racconto di Giona, si possono cogliere vari messaggi. L'interesse di Dio per "quelli di fuori", quelli che non sono suo popolo, come Ninive, ma che Dio vorrebbe che lo fossero; l'indifferenza di Giona, la disubbidienza alla voce di Dio, la sovranità del Signore sulla natura e sull'uomo stesso - Giona non voleva fare quel che ha fatto ma Dio aveva un piano e qualcuno doveva portarlo a compimento - e varie altre cose.

Tra le varie considerazioni possibili, ce n'è stata una però che più di tutte mi ha impressionato: quella riguardo al famosissimo episodio di Giona nel ventre del grosso pesce, descritto nel capitolo 2.
Mi ha impressionato perché è andata a cambiare un mio preconcetto che ho sempre avuto, pensando a questo racconto.
A me, l'idea del grosso pesce che inghiottiva Giona, ha sempre trasmesso l'idea di un giudizio, di una punizione; un castigo mandato da Dio a Giona, per fargli comprendere la sua disubbidienza. Leggendo il capitolo però, mi ha lasciato piuttosto interdetto il fatto di vedere Giona che "dal ventre del pesce [...] pregò il SIGNORE, il suo Dio, e disse:
«Io ho gridato al SIGNORE, dal fondo della mia angoscia, ed egli mi ha risposto»". Se Giona era ancora all'interno del pesce, come poteva dire di aver pregato il Signore ed essere stato esaudito nella sua supplica?

La risposta è stata chiara e inequivocabile: il grosso pesce mandato da Dio è stato il mezzo attraverso cui Giona è stato salvato dalla morte. Non fu mandato per mangiare Giona, o per farlo spaventare in modo che si pentisse e decidesse finalmente di fare ciò che Dio gli comandava; il grosso pesce salvò Giona.
Quali erano infatti le cose che spaventavano Giona? Al verso 6 è scritto: “Le acque mi hanno sommerso; l'abisso mi ha inghiottito; le alghe si sono attorcigliate alla mia testa”. È da queste cose che Giona voleva essere liberato.
Verso 8: “Quando la vita veniva meno in me, io mi sono ricordato del SIGNORE e la mia preghiera è giunta fino a te, nel tuo tempio santo”. Dio, nella Sua immensa e imperscrutabile fedeltà, salvò Giona, mandando il pesce a inghiottirlo, per poi vomitarlo sulla terraferma.

Proprio esattamente come ho fatto nel leggere, mi rendo conto che talvolta anche nella mia vita di tutti i giorni mi viene difficile capire la vera natura delle azioni di Dio. Ma i pensieri di Dio verso il Suo popolo sono pensieri di pace e non di male, per darci un futuro e un avvenire. Sebbene Giona fosse stato salvato da Dio attraverso il pesce, penso che comunque non sia stata un’esperienza piacevole starsene nel ventre di un altro essere vivente per qualche giorno. Non è certo l’ideale per passarci il fine settimana. Ma Giona aveva realizzato che doveva guardare oltre la condizione momentanea. Capì che se non fosse stato inghiottito non avrebbe mai più rivisto la terraferma. E per questo poté lodare Dio con gratitudine.
Capire il piano di Dio è spesso difficile; accettarlo ancora di più. Ma se riusciamo a realizzare che il nostro Papà ci guarda con uno sguardo d’amore, se realizziamo che al nostro Dio non sfugge niente ma ha tutto sotto controllo, allora riposeremo tranquilli. Tranquilli che, Colui che per amor nostro ha dato in sacrificio il Suo proprio Figlio, non si compiace di vederci soffrire; ma tutto ciò che fa ha una Sua logica. Dio non lascia niente a caso ma agisce in modi spesso misteriosi, ma che servono al nostro bene. Grazie Papà.

lunedì 6 luglio 2009

L'opera di Gesù

"Quando furono giunti al luogo detto «il Teschio», vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno». Poi divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Il popolo stava a guardare. E anche i magistrati si beffavano di lui, dicendo: «Ha salvato altri, salvi sé stesso, se è il Cristo, l'Eletto di Dio!» Pure i soldati lo schernivano, accostandosi, presentandogli dell'aceto e dicendo: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso!» Vi era anche questa iscrizione sopra il suo capo: QUESTO È IL RE DEI GIUDEI. Uno dei malfattori appesi lo insultava, dicendo: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!» Ma l'altro lo rimproverava, dicendo: «Non hai nemmeno timor di Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio? Per noi è giusto, perché riceviamo la pena che ci meritiamo per le nostre azioni; ma questi non ha fatto nulla di male»" (Luca 23:33-41)

Il racconto della crocifissione di Gesù offerto da Luca, punta i riflettori su un tema fondamentale, che ha caratterizzato il suo ministero terreno: l'incomprensione riguardo l'opera sua. Perfino Pietro, al sentire l'annuncio della passione del Cristo rimane spiazzato, e rimprovera Gesù: "Questo non ti avverrà mai". Allo stesso modo, in una rassegna di cecità spirituale, con Gesù fisso sulla croce, prima i magistrati, poi i soldati e infine uno dei malfattori, si fanno beffe di Gesù, "incoraggiandolo" a scendere dalla croce se Egli fosse stato realmente ciò che diceva di essere.

Semplicemente, non avevano capito. Non avevano capito che Lui, l'Agnello di Dio, su quella croce aveva deciso di andarci Lui stesso; parlando della sua vita, Gesù disse: "Nessuno me la toglie, ma la depongo da me. Io ho potestà di deporla e ho potestà di ripigliarla" (Giovanni 10:18). Egli era venuto con questo scopo: deporre la sua vita, pagando così per il peccato degli altri, Lui "giusto per gli ingiusti".

E così come ai suoi tempi, anche al giorno d'oggi sono proprio in tanti che non hanno capito l'opera di Gesù. Non capiscono quale sia la volontà di Dio per la vita degli uomini. E tanti si fanno beffe di Dio, dicendo: "Ma se Egli è realmente Dio, perché c'è tanto male sulla Terra? perché non stermina tutti i cattivi? perché non toglie di mezzo le cose che non vanno su questa Terra? malattie, guerre, e tanto altro?". Semplicemente, non capiscono. Non capiscono che l'obiettivo di Dio non è quello di riformare la società, ma di rinnovare i cuori delle persone. Non capiscono che la perfezione non appartiene a questa Terra. Gesù non è venuto per portare la giustizia sulla Terra, ma per salvare le anime dal peccato. Questo è stato il suo unico scopo.

Oltre a questo, c'è una parola nel testo evangelico riportato, che mi ha colpito molto; quando dice: "Il popolo stava a guardare". Sì, perché in quel giorno non c'erano soltanto i magistrati, i soldati, o il ladrone; questi lo prendevano in giro. Ma quel popolo che stava lì a guardare senza fare nulla mi fa riflettere. Anche oggi, tanti stanno a guardare senza prendere posizione.

Io mi domando: "Se dicono di credere in Dio, come la maggior parte delle persone fa, su cosa fondano la loro speranza di andare in cielo?". E non riesco a darmi una risposta. Forse qualcuno pensa che siccome appartiene ad una determinata religione, questo gli garantirà l'accesso al Paradiso.

Ma quando ci sarà il giudizio, Dio non guarderà a questo. Dio non si metterà i panni di un vigile per poi cominciare ad urlare: "I cattolici, da questa parte. Voi evangelici anche, presto entrate. E voi? Siete musulmani? Andate da quell'altra parte!". No! Niente di tutto questo. Dio non guarderà a questo. Non sarà questo l'elemento in base al quale Dio giudicherà il mondo. Ma Egli farà così: aprirà un libro, anzi Il Libro, il libro dell'Agnello, e chiunque non si troverà scritto in quel libro sarà gettato fuori e gli sarà impedito l'ingresso. In quel libro ci saranno soltanto coloro che hanno lavato le loro vesti nel sangue dell'Agnello; solo coloro, cioè, che hanno riconosciuto che senza Gesù non potevano salvarsi, e lo hanno accettato nel loro cuore, confessandogli i loro peccati.

Dio chiederà: "Hai accettato Gesù nella tua vita?" e qualcuno risponderà: "Be' io sono religioso, ho sempre creduto in Te"; ma Dio gli dirà: "Non ti ho chiesto questo, ti ho chiesto se hai accettato Gesù". Allora risponderà: "Be' io ho preso i sacramenti", e Dio: "Non ti ho chiesto questo, hai accettato Gesù". Questa è l'unica cosa che conta. Gesù è venuto proprio perché solo in questo modo si può essere salvati. Se ci fosse stato un altro modo, Egli non avrebbe mai fatto quello che ha fatto. Ma era indispensabile che Egli morisse affinché, grazie alla sua morte e alla sua risurrezione, in tanti potessero avere la vita.

Questa è l’opera di Gesù. Ma tanti purtroppo non l'hanno capito.

sabato 27 giugno 2009

Alternativa Cristiana

Offrire un'alternativa. Questa credo che dovrebbe essere la visione di ogni Cristiano. Offrire un'alternativa alla gente, che si trova a vivere in una società omologante. Al giorno d'oggi è così: la gente tende ad uniformarsi, a rendersi quanto più possibile uguale agli standard proposti (o imposti?) dai media. Ciascuno vive la sua vita, provando a perseguire la felictà con ogni mezzo. Purtroppo, spesso la si cerca nei posti sbagliati.
E io sono convinto che i Cristiani sono portati a fare proprio questo. Offrire un'alternativa di vita, un altro modo per poterla vivere dandole un senso.
E offrire un'alternativa è stato anche il motivo che mi ha spinto ad inaugurare questo blog. Non ho la pretesa che questo spazio possa rappresentare un'alternativa di vita; ma almeno potrebbe essere, in una selva oscura di blog, un'alternativa per la lettura.
Non è certo del mio blog che Internet sentiva la mancanza, eppure desideravo poter avere uno spazio in cui far confluire la mia parte "spirituale".

Questo, non vuole essere uno spazio istruttivo o didattico.
Non si propone l'obiettivo di ammaestrare nessuno; tantomeno di voler convertire chi legge (volesse Iddio poterlo fare attraverso qualcosa di così insignificante). Niente pedanteria, né saccenza.
Ma questo è un luogo dove poter condividere: la mia fede, i miei pensieri, le mie esperienze, riguardanti le cose di Dio.
Niente di speciale, solo un'alternativa.

Dio ci benedica.