Ultimamente ho meditato intorno al libro di Giona. L'ho letto tante volte, ma una cosa è leggere la Bibbia distrattamente, quasi fosse un libro come un altro, altra cosa invece è farlo in modo approfondito. Una lettura più attenta rivelerà dettagli maggiori, prima passati inosservati; e probabilmente, non si finisce mai di scavare e di far uscire qualcosa da un testo biblico.
Leggendo il racconto di Giona, si possono cogliere vari messaggi. L'interesse di Dio per "quelli di fuori", quelli che non sono suo popolo, come Ninive, ma che Dio vorrebbe che lo fossero; l'indifferenza di Giona, la disubbidienza alla voce di Dio, la sovranità del Signore sulla natura e sull'uomo stesso - Giona non voleva fare quel che ha fatto ma Dio aveva un piano e qualcuno doveva portarlo a compimento - e varie altre cose.
Tra le varie considerazioni possibili, ce n'è stata una però che più di tutte mi ha impressionato: quella riguardo al famosissimo episodio di Giona nel ventre del grosso pesce, descritto nel capitolo 2.
Mi ha impressionato perché è andata a cambiare un mio preconcetto che ho sempre avuto, pensando a questo racconto.
A me, l'idea del grosso pesce che inghiottiva Giona, ha sempre trasmesso l'idea di un giudizio, di una punizione; un castigo mandato da Dio a Giona, per fargli comprendere la sua disubbidienza. Leggendo il capitolo però, mi ha lasciato piuttosto interdetto il fatto di vedere Giona che "dal ventre del pesce [...] pregò il SIGNORE, il suo Dio, e disse:
«Io ho gridato al SIGNORE, dal fondo della mia angoscia, ed egli mi ha risposto»". Se Giona era ancora all'interno del pesce, come poteva dire di aver pregato il Signore ed essere stato esaudito nella sua supplica?
La risposta è stata chiara e inequivocabile: il grosso pesce mandato da Dio è stato il mezzo attraverso cui Giona è stato salvato dalla morte. Non fu mandato per mangiare Giona, o per farlo spaventare in modo che si pentisse e decidesse finalmente di fare ciò che Dio gli comandava; il grosso pesce salvò Giona.
Quali erano infatti le cose che spaventavano Giona? Al verso 6 è scritto: “Le acque mi hanno sommerso; l'abisso mi ha inghiottito; le alghe si sono attorcigliate alla mia testa”. È da queste cose che Giona voleva essere liberato.
Verso 8: “Quando la vita veniva meno in me, io mi sono ricordato del SIGNORE e la mia preghiera è giunta fino a te, nel tuo tempio santo”. Dio, nella Sua immensa e imperscrutabile fedeltà, salvò Giona, mandando il pesce a inghiottirlo, per poi vomitarlo sulla terraferma.
Proprio esattamente come ho fatto nel leggere, mi rendo conto che talvolta anche nella mia vita di tutti i giorni mi viene difficile capire la vera natura delle azioni di Dio. Ma i pensieri di Dio verso il Suo popolo sono pensieri di pace e non di male, per darci un futuro e un avvenire. Sebbene Giona fosse stato salvato da Dio attraverso il pesce, penso che comunque non sia stata un’esperienza piacevole starsene nel ventre di un altro essere vivente per qualche giorno. Non è certo l’ideale per passarci il fine settimana. Ma Giona aveva realizzato che doveva guardare oltre la condizione momentanea. Capì che se non fosse stato inghiottito non avrebbe mai più rivisto la terraferma. E per questo poté lodare Dio con gratitudine.
Capire il piano di Dio è spesso difficile; accettarlo ancora di più. Ma se riusciamo a realizzare che il nostro Papà ci guarda con uno sguardo d’amore, se realizziamo che al nostro Dio non sfugge niente ma ha tutto sotto controllo, allora riposeremo tranquilli. Tranquilli che, Colui che per amor nostro ha dato in sacrificio il Suo proprio Figlio, non si compiace di vederci soffrire; ma tutto ciò che fa ha una Sua logica. Dio non lascia niente a caso ma agisce in modi spesso misteriosi, ma che servono al nostro bene. Grazie Papà.